La rinascita

Quell’estate voló in un lampo. Fu calda e romantica, bollente e gioiosa, si insinuó dentro me e Pietro facendoci vivere sempre come dentro un guscio dentro cui nessun altro poteva nemmeno solo sbirciare. Quell’estate costruimmo il nostro piccolo mondo, fatto di cose semplici, che ci facevano star bene. E io, a poco a poco, tornai ad avere fiducia negli uomini. Pietro era presente in ogni istante, quando avevo bisogno di lui e anche quando credevo di non averne bisogno. Mi guardava con quei suoi occhi verdi pieni di dolcezza, mi stringeva le mani portandole al suo petto con delicatezza, come quel giorno in cui ci baciammo la prima volta. Quel bacio mi sorprese in modo quasi burrascoso. Non me lo aspettavo. O forse si. Solo che ancora non potevo sapere quanto lo desiderassi. Era luglio e l’estate ormai era giunta al suo culmine, calda e soleggiata. Adoravamo entrambi il mare, ma ci piaceva andar presto, alla mattina. Quando tutto era silenzioso e calmo. Alle sei e tranta, quel giorno, eravamo già nella panda di Pietro diretti verso Le canne. La radio ,a tutto volume, stava trasmettendo Il battito animale di Raf; cantavamo con tutto il fiato che avevamo nei polmoni. Era una di quelle giornate in cui senti che niente potrà andare storto, che dentro ti senti felice. Io sorridevo, osservavo Pietro di tanto in tanto e cantavo. Arrivammo in spiaggia. Erano le sette del mattino e nessuno a parte noi era presente. Avevamo solo due asciugamani che stendemmo a pochi metri dalla riva. L’acqua giungeva ai nostri piedi simile a una carezza dolce e lieve. Il sole non era ancora caldo, sulla pelle lo sentivamo tiepido e a tratti la brezza marina arrivava sotto forma di piccoli brividi lungo la schiena. Non mi sentivo particolarmente bella in costume. Ero troppo bianca e magra. Somigliavo a una delle tanti turiste tedesche che affollano le nostre spiagge nei mesi estivi. Mi osservavo perplessa quando, a un tratto, gli occhi di Pietro si fissarono sul mio corpo. :- Che c’è? Sto male vero? Sono orrenda in costume lo so:-. :- Ma che dici? Sei splendida. Non riesco a fare a meno di guardarti:-.

Mi voltai di scatto, imbarazzata, ma lui prese la mia mano con tenerezza. Mi accarezzò i capelli piano. Io ero di spalle, con lo sguardo rivolto al mare. Pietro, con dolcezza, prese il mio viso tra le mani, girandolo verso i suoi occhi che ancora mi osservavano. Il suo sguardo era profondo e intenso. Mi fece tremare di gioia e un po’ di paura perché non immaginavo quello che mi attendeva. Eravamo così vicini da sfiorarci con i nostri nasi. Gli occhi di Pietro erano fissi dentro i miei.Mi baciò. Io cercai di frenarlo, senza riuscirci, perché lo volevo anch’io. Più di ogni altra cosa. Mi sorpresi di me stessa, per quel desiderio, non sospettavo fosse dentro di me. Pensavo di avere ancora paura del contatto con qualsiasi uomo. Ma lui non era un uomo qualsiasi. Era Pietro. Il mio Pietro. Mentre lo baciavo pensavo proprio questo. Lo sentivo mio, parte di me. Ci baciammo per un tempo lunghissimo, mentre le mani di Pietro sfioravano i miei fianchi e io mi aggrappavo alla sua schiena accarezzandola in ogni suo centimentro. La spiaggia era ancora deserta, si udivano solamente i nostri sospiri. I nostri corpi sembravano muoversi insieme alle onde, come una danza.

Era l’8 Luglio del 1993. Un giorno qualunque, tranne che per me e Pietro. Nasceva un amore. Il nostro amore.

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