Pietro

La mia Gio. Ero una sola cosa con lei. Adesso e, chissà, per tutta la vita. Mai mi ero innamorato in questo modo di una donna. Avevo avuto altre esperienze sentimentali, una sola storia importante da adolescente durata tre anni ma, anche solo guardare Gio negli occhi, mi scombussolava, mi faceva tremare tutto e diventare rosso in viso come un bambinetto. Eppure, stando con lei, mi rendevo conto di crescere, di cambiare nel mio modo di vivere e di comportarmi con le donne. Ero un tipo piuttosto instabile prima di incontrare Gio. La mia adolescenza era stata quasi un disastro. Perdere i miei genitori in quel terribile incidente mi aveva sconvolto.E così, ero stato quasi tentato di prendere quella che, allora, era considerata la strada più semplice per i ragazzini che non avevano alle spalle una famiglia solida. Spacciatori, piccoli rapinatori, contrabbandieri di sigarette, erano sempre pronti a offrirti la soluzione più facile se volevi guadagnare tanto e in poco tempo. Ma non era quello che volevo io. Mi resi conto che la paura, il fatto di non aver nessuno su cui contare, furono le molle che mi allontanarono immediatamente da quel coacervo di personaggi poco raccomandabili che affollavano il mio quartiere.

E per fortuna, negli anni 80,  c’era ancora la possibilità di farsi una vita oltre quel marciume che infestava certe strade. Allora c’era ancora la possibilità di trovare dei lavoretti, anche piccoli, per andare avanti. Abbandonai la scuola un pò perchè non mi credevo all’altezza e un pò perchè, vivendo con i nonni, non volevo pesare sulla loro già debole economia familiare. Mi misi a fare l’imbianchino, il cameriere nelle stagioni estive, qualunque cosa mi permettesse di mettere da parte un pò di spiccioli.

Mio padre aveva una bella officina che, però, con la sua morte, avevo dovuto chiudere. Troppe erano le spese per mandarla avanti e io ero ancora un ragazzino troppo giovane e inesperto. Riparavo motori agli amici e con i risparmi misi insieme un bel po’ di soldi. Compiuti i 18 anni, e dopo 4 anni di sacrifici e lavoretti di ogni genere riuscii, finalmente, a realizzare il mio obbiettivo.

Ringraziai mio padre che, dal cielo, mi aveva indicato la giusta direzione da seguire. Ero, finalmente, un meccanico.

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La prima volta

Dopo quel bacio io e Pietro ci sentivamo felici, immersi in un mondo del tutto nuovo. Almeno per me lo era. Stavo vivendo la mia prima storia d’amore importante e non sempre sapevo come comportarmi, mentre Pietro aveva avuto già altre esperienze ma nei miei confronti mostrava sempre una carineria d’altri tempi. Come fossi di porcellana, mi sfiorava sempre con un tocco leggero, quasi sfiorandomi, provocandomi sempre un brivido lungo la schiena. In quei tocchi percepivo la sua preoccupazione per me, per quello che avevo subito, che Pietro sembrava non aver dimenticato. Me lo ricordava la sua sensibilità, il suo attendere che io fossi pronta per far l’amore con lui la prima volta, senza però mai farmelo capire. Io accettavo queste sue attenzioni chiedendomi quanto ancora avrebbe atteso. Per gli uomini non doveva essere facile resistere al desiderio che sentivo provava in modo forte e bruciante nei miei confronti. Io riuscivo a lasciarmi andare anche se il mio corpo era ancora contratto quando lui mi toccava i seni o i fianchi.

Era già settembre, la nostra splendida estate stava ormai per concludersi, ma l’aria era ancora calda e riuscimmo ad andare al mare anche a settembre ormai inoltrato. La mia pelle bianca era diventata prima rossa e poi un po’ dorata, avevo cambiato il mio aspetto, il mare faceva bene allo spirito. Ero rilassata, serena. L’autunno lo temevo ma meno di un tempo, non sarei stata sola. Avevo Pietro, Eliana. Gli amici di Pietro erano persone simpatiche e fresche, uscire con loro, era molto piacevole. Facevamo spesso uscite a quattro con una coppia di amici di Pietro. Lui era un meccanico e si erano conosciuti lavorando nello stesso campo, lei invece studiava Economia e commercio a Bari. Alessandro ed Eleonora stavano insieme da quattro anni, lui 27 anni, lei 23 e avevano appena deciso di andare a convivere. Decisione, per quei tempi, davvero contro corrente. Il matrimonio era nella lista dei desideri di ogni donna che si rispettasse, la convivenza veniva vista come qualcosa di estraneo, quasi alieno. Loro non si facevano problemi. Nonostante le liti continue coi genitori, il loro amore era superiore a tutto e non facevano nulla per nasconderlo, anzi, volevano viverlo così, alla luce del sole.

Avrei voluto avere la loro forza. Io che avevo ancora paura di far l’amore con Pietro, mi sentivo inferiore, in imbarazzo rispetto al loro sentimento.

Una sera di fine settembre io e Pietro eravamo a cena a casa mia. L’atmosfera era particolarmente silenziosa. Io ero pensierosa, avevo le mani poggiate sul mento e sospiravo a ritmi più o meno continui. Pietro mi osservava, preoccupato. Mi venne vicino, mi sfiorò una guancia. Quasi trasalii tanto ero altrove con la mente. :- Che succede Gio?:- :- Pensavo ad Alessandro ed Eleonora, alla loro storia, alla loro forza. Vorrei essere così anch’io, non preoccuparmi più di niente, vivere questo amore con te e basta:-:

:- Tesoro ma già lo fai. Tu sei forte e lo dimostri ogni giorno. Per tutto ci vuole tempo, è la tua prima storia importante, datti tempo per viverla come vorresti:-.

Lo abbracciai stringendolo a me come se non volessi lasciarlo andare via. Ci baciammo con passione. Un bacio lungo, che mi lasciò quasi senza fiato. E mentre quel bacio mi riempiva di emozione, le nostre mani iniziarono a muoversi lungo i nostri corpi, con carezze dolcissime. Avevamo voglia di conoscerci, di scoprire i nostri punti sensibili, quelli che provocavano brividi di piacere. Il mio corpo era privo di resistenza, finalmente, mi abbandonai a Pietro senza più paure. Lo desideravo, quasi violentemente. Mi portò sul letto senza smettere di abbracciarmi e baciarmi. Mi circondò le spalle con le sue braccia possenti, mi accarezzava. Il mio bacino si inarcava ad ogni sua carezza, come spinto da una forza nuova e potente. Ci spogliammo velocemente, tanta era la voglia di rimanere una accanto all’altro senza vestiti, con le nostre anime e i corpi nudi. Quella parte di me, che stavo scoprendo, mi faceva sentire diversa, più grande, più donna. Pietro, coi suoi 28 anni e la sua esperienza, sapeva esattamente cosa fare, dove toccarmi, io non facevo altro che provare tante sensazioni, ma quella che prevaleva era il piacere. Piacere che sentivo crescere, diventare sempre più grande, lui venne dentro di me dapprima con delicatezza, poi spinse con più forza, io quasi urlai, provai solo un piccolo dolore, ma valeva la pena provarlo se voleva dire salire così in alto insieme a lui, abbandonarsi come se non esistesse altro in quel momento.

Fu bellissimo e dopo ci abbracciammo forte, guardandoci negli occhi col fiato corto e piccoli tremolii che facevano ancora vibrare i nostri corpi.

:- Ti amo Gio-, sussurrò Pietro. Io piansi, lacrime di gioia scesero lungo il viso e ricambiai con un :- Ti amo tanto anch’io-. Gli sorrisi tra le lacrime.

La rinascita

Quell’estate voló in un lampo. Fu calda e romantica, bollente e gioiosa, si insinuó dentro me e Pietro facendoci vivere sempre come dentro un guscio dentro cui nessun altro poteva nemmeno solo sbirciare. Quell’estate costruimmo il nostro piccolo mondo, fatto di cose semplici, che ci facevano star bene. E io, a poco a poco, tornai ad avere fiducia negli uomini. Pietro era presente in ogni istante, quando avevo bisogno di lui e anche quando credevo di non averne bisogno. Mi guardava con quei suoi occhi verdi pieni di dolcezza, mi stringeva le mani portandole al suo petto con delicatezza, come quel giorno in cui ci baciammo la prima volta. Quel bacio mi sorprese in modo quasi burrascoso. Non me lo aspettavo. O forse si. Solo che ancora non potevo sapere quanto lo desiderassi. Era luglio e l’estate ormai era giunta al suo culmine, calda e soleggiata. Adoravamo entrambi il mare, ma ci piaceva andar presto, alla mattina. Quando tutto era silenzioso e calmo. Alle sei e tranta, quel giorno, eravamo già nella panda di Pietro diretti verso Le canne. La radio ,a tutto volume, stava trasmettendo Il battito animale di Raf; cantavamo con tutto il fiato che avevamo nei polmoni. Era una di quelle giornate in cui senti che niente potrà andare storto, che dentro ti senti felice. Io sorridevo, osservavo Pietro di tanto in tanto e cantavo. Arrivammo in spiaggia. Erano le sette del mattino e nessuno a parte noi era presente. Avevamo solo due asciugamani che stendemmo a pochi metri dalla riva. L’acqua giungeva ai nostri piedi simile a una carezza dolce e lieve. Il sole non era ancora caldo, sulla pelle lo sentivamo tiepido e a tratti la brezza marina arrivava sotto forma di piccoli brividi lungo la schiena. Non mi sentivo particolarmente bella in costume. Ero troppo bianca e magra. Somigliavo a una delle tanti turiste tedesche che affollano le nostre spiagge nei mesi estivi. Mi osservavo perplessa quando, a un tratto, gli occhi di Pietro si fissarono sul mio corpo. :- Che c’è? Sto male vero? Sono orrenda in costume lo so:-. :- Ma che dici? Sei splendida. Non riesco a fare a meno di guardarti:-.

Mi voltai di scatto, imbarazzata, ma lui prese la mia mano con tenerezza. Mi accarezzò i capelli piano. Io ero di spalle, con lo sguardo rivolto al mare. Pietro, con dolcezza, prese il mio viso tra le mani, girandolo verso i suoi occhi che ancora mi osservavano. Il suo sguardo era profondo e intenso. Mi fece tremare di gioia e un po’ di paura perché non immaginavo quello che mi attendeva. Eravamo così vicini da sfiorarci con i nostri nasi. Gli occhi di Pietro erano fissi dentro i miei.Mi baciò. Io cercai di frenarlo, senza riuscirci, perché lo volevo anch’io. Più di ogni altra cosa. Mi sorpresi di me stessa, per quel desiderio, non sospettavo fosse dentro di me. Pensavo di avere ancora paura del contatto con qualsiasi uomo. Ma lui non era un uomo qualsiasi. Era Pietro. Il mio Pietro. Mentre lo baciavo pensavo proprio questo. Lo sentivo mio, parte di me. Ci baciammo per un tempo lunghissimo, mentre le mani di Pietro sfioravano i miei fianchi e io mi aggrappavo alla sua schiena accarezzandola in ogni suo centimentro. La spiaggia era ancora deserta, si udivano solamente i nostri sospiri. I nostri corpi sembravano muoversi insieme alle onde, come una danza.

Era l’8 Luglio del 1993. Un giorno qualunque, tranne che per me e Pietro. Nasceva un amore. Il nostro amore.