Una precisazione

A questo punto della storia, miei cari lettori, vi sarete già posti delle domande. Che fine ha fatto il sogno di Gio? Davvero non ci ha più pensato e ha fatto diventare la sua vita tutt’altro da quella sognata fin da adolescente? E l’amore? Quello che la stessa Gio sapeva che avrebbe trovato ma che, in quel 1992, sembrava perduto per sempre? E Pietro? Era davvero solo un amico? Dalla prima pagina di questo racconto avrete già capito che la nostra Gio è riuscita a superare il momento più difficile di quella sua giovinezza così tormentata. E’ riuscita ad aprire il suo cuore. Probabilmente proprio a Pietro, chissà, perché in fondo Gio, già in quei primi mesi di conoscenza, sentiva che era la persona giusta. Ma quel muro che aveva alzato era ancora troppo alto, persino per se stessa, e non sarebbe crollato facilmente. Vi dico, cari amici, che Gio era una donna tosta e avrebbe tirato fuori tutto il suo dolore, per guarire da quelle paure che ancora la tenevano legata a se stessa, al suo guscio protettivo. E sarebbe successo così, per caso, in un giorno qualunque, un giorno che avrebbe cambiato la vita di Gio, per sempre.

La confessione.

Aprile 1993 era arrivato portando i profumi, i colori della primavera sugli alberi che riprendevano a vivere dopo un lungo inverno. Passeggiavo quel giorno per Villa Peripato, ascoltando solo il silenzio e il fruscio appena sussurrato dei rami che si muovevano piano nella loro danza verso il cielo. Era stato un mese piuttosto caldo, per quel che ricordavo. Quel 25 Aprile ero già in maniche corte e i pensieri non potevano che andare a quella notte dell’anno precedente; era un triste anniversario,che tentavo in ogni modo di non ricordare. Mentre passeggiavo, sola e pensierosa, per quei viali, a un tratto mi trovai di fronte Pietro. Quasi gli ero caduta addosso, per la sorpresa di vederlo. Lui mi guardò, con un misto di dolcezza, meraviglia, e mi sorrise con quel suo sorriso largo che avevo imparato a conoscere così bene. :- Ma che piacevole coincidenza Gio. Come stai? Ti va di prendere un aperitivo insieme?-

:- Volentieri Pietro ma ce ne stiamo prima un po’ qui magari seduti su quella panchina che sembra aspettare proprio noi?-.

Ci avviammo a passi lenti verso la panchina che stavo indicando. Lui mi tese la mano e io glie la  strinsi,così, in modo naturale. Era piacevole come sensazione.

Appena seduti, poggiai la testa sulla sua spalla, senza pensare a nulla, avevo bisogno di sentirlo vicino e basta.

Le parole poi uscirono senza forzature, senza che io lo avessi programmato.

:- Un anno fa ho subito una violenza Pietro. Mentre ero ferma in un aera di servizio con il camion. Per questo ho abbandonato tutto. Non me la son sentita di continuare per paura-.

Pietro mi afferrò le mani con dolcezza e il suo viso esprimeva tutta la sorpresa e la rabbia che stava provando per quella mia confessione.

:- Oh Gio, quanto mi dispiace. Questi non sono uomini. Perché non lo hai denunciato? Perché hai lasciato che continuasse a vivere tranquillo?:-

:- Non sapevo nemmeno chi fosse Pietro. E figurati se potevo chiedergli il nome. Ho voluto semplicemente dimenticare tutto. Senza riuscirci del tutto però. Sei la prima persona con cui ne parlo:-.

Le lacrime arrivarono senza preavviso. Quel cassetto che avevo chiuso a chiave si stava lentamente aprendo e dentro c’era tutto il disordine della mente, tutta la sofferenza del corpo, tutta la voglia di ricominciare.

Pietro mi strinse in un abbraccio e mi invitò a dire tuttto.

:- Fu una notte terribile Pietro. La più brutta della mia vita. Quell’uomo mi aveva preso la testa tra le mani portandola verso di lui, la scuoteva con forza per farla entrare dentro il suo membro. Io ero pietrificata. Avrei potuto urlare, dirgli basta. Ma non feci nulla, speravo solo finisse presto. Mi abbandonò da sola sul camion e non so come ho fatto a tornare a casa, dopo aver portato il carico a Bologna. So solo che mi sentivo sporca, squallida, finita-.

:- Non devi sentirti in colpa Gio. Quello che è accaduto è tremendo ma tu non potevi farci niente. Lui era più forte, ti ha travolto. Ora non devi pensarci più. O meglio, devi avere consapevolezza che quel che è successo non è stato per un tuo sbaglio,  è successo. Ora, la cosa importante è cercare di voltare pagina e riprenderti-.

:- Grazie Pietro, con tutto il cuore. Era così tanto tempo che portavo questo peso dentro e riuscire a parlarne mi sembra già un passo importante-.

Lo abbracciai forte, mentre l’ultima lacrima lambiva il mio viso.

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