A piccoli passi

La vita riprese il suo andamento lento e un po’ irregolare che avevo imparato a conoscere negli ultimi mesi. Il mio umore sembrava essere un’altalena. Passavo da giorni in cui mi sentivo felice e sicura delle mie possibilità, a giorni in cui ripercorrevo tutti i miei folli errori e mi davo della stupida per aver creduto in sogno impossibile da realizzare. Pietro seguiva da lontano e discretamente tutto questo. Sapevo di poter contare su di lui. Se avevo bisogno di qualcuno con cui parlare, mi bastava sollevare il telefono, chiamarlo. Pietro c’era, sempre, per me. Quando uscivo con lui stavo bene. Quelle serate erano sempre così dolci, piacevoli e serene. Erano la mia piccola oasi di felicità.
Intanto tornai all’università. Accantonato il sogno di guidare il camion ripresi a studiare. Volevo dare una possibilità all’insegnamento e dunque ripresi le lezioni di Pedagogia andando a Bari dal lunedì al venerdì. Mi impegnai al massimo e già a Febbraio riuscii a dare il primo esame. Non era certo quella la strada che avevo immaginato per me ma mi sembrava l’unica strada per dare un senso alla mia vita.  Avevo anche fatto domande di supplenza e speravo accadesse qualcosa. Ero in attesa. Per tutto.
Quella notte di maggio era ormai un lontano ricordo, ma non potevo permettermi di ripensarci. Avevo messo da parte quel che era successo, come dentro un cassetto ermeticamente chiuso a chiave. Se avessi solo provato a girarne la chiave, sarebbe venuto fuori tutto l’orrore provato, persino gli odori di quella notte, la benzina del camion mischiata all’acqua di colonia di quello che non riuscivo a considerare nemmeno un uomo. Non ne avevo parlato con nessuno, di quella notte. Ed era il mio peso più grande. Solo dentro il mio diario ero riuscita a scrivere parola per parola di quanto accaduto. Era successo in un momento in cui avrei voluto sfogarmi e non c’era nessuno su cui poter contare se non me stessa. Scrivere in quel momento mi aveva aiutato molto. La penna aveva lasciato dei tratti molto pesanti, ricordo. Tutta la rabbia che avevo l’avevo impressa in quelle lettere. Non avevo più letto, però, quello che avevo appena scritto. Avrei dovuto parlarne. Ma nemmeno con Pietro ero riuscita a esternare tutto il dolore che ancora sentivo dentro. Sapevo che sarebbe stato l’unico modo per togliermi di dosso un fardello ormai troppo grande da portare da sola. Un giorno ce l’avrei fatta. Chissà. Intanto continuavo, a piccoli passi, a riprendermi la vita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...