Un’amicizia speciale

Nei giorni seguenti Pietro venne spesso a trovarmi a casa. Io lo attendevo con gioia, trepidazione, confusione. Il nostro rapporto stava crescendo, uscita dopo uscita, e io mi sentivo meno sola, più forte anche. Improvvisamente anche le mie gambe erano tornate quelle di una volta, camminavo tranquilla, senza alcun timore. Le feste natalizie che tanto mi spaventavano quell’anno, scivolarono serenamente. Per la vigilia io e Pietro ci accordammo per un cenone intimo, solo noi due. Inizialmente questa idea non mi entusiasmava ma, mano a mano che si avvicinava la serata, la mia euforia cresceva. Mi dispiaceva per mio padre, non trascorrere il cenone con lui, ma avrei rimediato il giorno dopo per il pranzo di Natale. Non avevo voglia di vedere la sacra famiglia, che sicuramente mi avrebbe riempito di domande sul mio futuro che era ancora in bilico. Meglio un cenone semplice con quella che, in quel momento, consideravo la persona più vicina a me. Avevo preparato tutto io, una cenetta a base di pesce. Antipasti vari e un primo di spaghetti con le vongole. I profumi erano davvero invitanti. Mi preparai con cura. Scelsi un abitino semplice, di lana, che scendeva sui fianchi delinenando bene le mie curve. I capelli li raccolsi in una coda, così da scoprire, finalmente, il mio viso. Quei capelli che ormai erano cresciuti e che avevo intenzione di non tagliare più. Non avrei permesso più a nessuno di cambiarmi. Quella ero io. Allo specchio apparivo tranquilla. I miei occhi azzurri sembravano di nuovo sorridere, insieme a ogni tratto del mio volto che appariva disteso, quasi rilassato. Dentro, invece, era tutto in fermento. Il cuore batteva più forte del solito. Il mio respiro lo sentivo, a tratti,  irregolare. Le gambe ogni tanto tremavano. Per me era una serata importante. Doveva essere tutto perfetto. Pietro arrivò, puntualissimo, alle otto. Quanto era carino quella sera!  Portava un jeans e una maglia blu lacoste. I folti capelli pettinati con più cura, mi sembrava li avesse anche tagliati un pochino. Tra le mani stringeva  una bottiglia di vino bianco, che misi subito in freezer a rinfrescare.

Ci guardammo più imbarazzati del solito. :- Sei bellissima stasera Gio­-. Abbassai di colpo lo sguardo, sentivo le guance in fiamme.

:-Accomodati Pietro, la cena è pronta. E’ stato bello tornare a cucinare dopo tanto tempo. Spero solo sia tutto buono-.

:- Non ho alcun dubbio che tu sia un’ottima cuoca-.  Sorrise porgendomi la sedia dove mi accomodai. Gli antipasti facevano bella mostra sulla tovaglia rossa che avevo utilizzato per rendere festoso il tavolo circolare del mio piccolo soggiorno.

Nel frattempo avevo messo a bollire l’acqua per gli spaghetti.

Iniziammo a mangiare con gusto le cozze gratinate, il baccalà fritto, il polipo affogato, e i gamberi in crosta di noci. Il vino era ottimo. Anche se io non ne ero una gran consumatrice, quando ero in compagnia gradivo berne almeno un paio di bicchieri. Il calore che sentivo dopo ogni sorso si trasformò in sorrisi sempre più larghi e tante chiacchiere. Parlavo di me, degli ultimi tempi, escludendo ovviamente quel terribile momento vissuto a Maggio. Gli dissi che avevo abbandonato il lavoro perché non mi sentivo all’altezza, che i troppi uomini mi mettevano soggezione, che mi sentivo troppo sola in quell’ambiente. Lui mi disse semplicemente :- Gio devi fare quello che senti sia giusto per te, senza pensarci troppo. Se pensi di non sentirti a tuo agio  sul camion fai altro, prendi in mano la tua vita Gio, lo devi a te stessa-.

Dentro me fui grata di avere vicino Pietro. Era la mia ancòra di salvezza, ma anche la persona che più mi dava fiducia. Potevo davvero ricominciare a vivere.

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