Pietro

Incontrare Pietro, così, per caso, quella mattina di Dicembre, mi fece bene. Era un uomo solido, lui. Con un passato difficile alle spalle. Che aveva affrontato con forza e determinazione. I genitori morirono n un incidente stradale quando lui era appena adolescente, crebbe coi nonni e subito si inventò mille lavori per rendersi autonomo e indipendente. La scuola non aveva potuto terminarla, ed era il suo unico cruccio ma era curioso e leggeva di tutto, dai saggi ai romanzi; lo faceva soprattutto per imparare, per recuperare quello studio che gli era così mancato. Aveva occhi dolci e profondi, di un verde particolare e quando ti guardava avresti voluto che non smettesse mai. Sorrideva con le fossette in mezzo alle guance, quelle fossette così tenere che rendevano il suo sorriso ancora più sincero e limpido. Il viso ovale era arricchito dai folti capelli ricci che avrei voluto accarezzare tanto erano arruffati e senza ordine. Sarà anche che, quella mattina, soffiava un vento forte, erano ancora più scombinati del solido e mi facevano sorridere. Parlammo tanto, anche perché mia cugina, nel frattempo, aveva pensato bene di lasciarci soli per andare a fare il suo giro per negozi. Inizialmente l’avevo incenerita con lo sguardo, avevo ancora paura a rimanere sola con un uomo. Ma lui non era un uomo qualsiasi, continuavo a ripetermi. Era Pietro. Il mio amico. L’unico amico.

:-Come stai Gio? E’ tanto che non ti vedo in officina-.

Abbassai lo sguardo, imbarazzata. :-Ho smesso di lavorare Pietro, non era l’ambiente giusto per me-.

Sorpreso, Pietro allungò timidamente una mano verso la mia :- E’ successo qualcosa vero? Mi sembravi così convinta che fosse la tua strada. Se hai bisogno di sfogarti sono qui, lo sai-.

:- Scusami, Pietro, ma non ho proprio voglia di parlarne. La mia vita è già abbastanza incasinata. Devo rimetterla in piedi. E non ce la faccio. Non credo di farcela da sola-.

Una lacrima rigò il mio viso. Non avrei voluto. Non con lui di fronte. Eppure continuava a scendere. Non riuscivo a fermarla.

Pietro prese tra le sue tutte e due le mie mani che stavano tremando. Cercai di tirarmi indietro da quella stretta, il cuore batteva forte, non capivo quello che stava accadendo.

:- Pietro, io… io, sono confusa in questo momento. Confusa e impaurita. Non so nemmeno come tornare a casa. E mi vergogno terribilmente a chiederti di accompagnarmi. Da sola non riuscirei ad arrivarci. Le mie gambe sono come bloccate. Non capisco nemmeno io perché. Ho bisogno di qualcuno accanto per muovermi:-.

Pietro non sembrò battere ciglio. Anzi, mi sorrise ancora più dolcemente. Mi disse che per lui non c’era alcun problema. Mi avrebbe accompagnato a casa. Sollevata, mi aggrappai al suo braccio. Nel cuore sentivo crescere una piccola, flebile speranza.

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