Una terribile notte

Ricordare ora, a distanza di anni, quella notte tremenda mi sconvolge ancora. Pensavo che non avrei mai provato l’amore vero per un uomo, che tutti i miei sogni sarebbero naufragati nell’attimo stesso in cui stavo vivendo quell’incubo. Ora guardo il mio uomo dormire nel nostro letto, sorrido e sono felice. Mi capita spesso di tornare a quella notte nei sogni. E ogni volta mi comporto in modo diverso. Come avrei voluto fare allora senza riuscirci. Lui fu più forte di me. E io ancora oggi mi rimprovero per avergli permesso di esserlo. Per avergli permesso di distruggere il mio sogno appena cominciato. Era una notte calda. Maggio era alle porte e con la primavera i profumi nell’aria cambiavano, io ne assorbivo le essenze e gioivo nel vedere gli alberi in fiore. Il 1992 stava andando bene, il lavoro anche. Ero felice, insomma. E pagai, forse, la mia leggerezza, il mio senso di sicurezza. Quella notte mi fermai, come al solito, vicino Pescara per dormire un paio d’ore prima dell’arrivo a Bologna. Ero tranquilla e stavo per tornare sul camion dopo aver preso il mio solito caffè. All’improvviso sento due mani che mi afferrano le spalle. Non me l’aspettavo e iniziai a tremare. Poi la voce, sussurrata, cattiva : – Non ti muovere bella, ho voglia di fare quattro chiacchere con te, capito?-. : -Lasciami, ti prego­-. Riuscii a dire balbettando, col labbro che mordevo per la tensione. Fu un attimo. Mi girò, spingendomi verso il camion e con le mani sempre sulle spalle mi fece mettere in ginocchio. Nel frattempo mi teneva ferma con le gambe e si slacciava i pantaloni. Ero impietrita. Lui aveva una forza immane, non riuscivo a muovermi. La pancia premeva contro la mia testa. Era terribile. A un certo punto mi prese la testa tra le mani e se la infilò nel membro, ormai eretto, su e giù e io non mi muovevo ancora, pensavo solo che non vedevo l’ora che tutto finisse. Ero in balia della sua voglia, del desiderio che aveva di possedere anche una parte di me. Non mi violentò, fino in fondo, ma a me bastò quello per sentirmi svuotata, priva di dignità, sola, sporca. Quando ebbe finito mi abbandonò sul sedile del camion. Mi ritrovai sola e sconfitta. Era buio, il camion era in un punto da cui non poteva essere visto da nessuno. Non so come riuscii ad arrivare a Bologna e tornare. Il mio sguardo vagava dritto di fronte a me. In un vuoto dentro cui riuscivo a vedere solamente quella scena, il volto rozzo di quell’uomo, la sua violenza. Avevo 19 anni e non conoscevo ancora l’amore, quello vero e puro.

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