Cambiamenti.

Ricordo ancora, come fosse ieri, lo stupore che provai osservandomi allo specchio per la prima volta. Ero completamente diversa. I miei lunghi capelli non esistevano più. Ne erano rimasti pochissimi. Tagliandoli mi sentii come se stessi buttando via qualcosa di prezioso che, fino ad allora, aveva fatto parte di me. Ma non c’era tempo per i rimpianti. Quei ciuffi biondi che cadevano ad ogni sforbiciata erano un ulteriore passo in avanti. Alla fine ero quasi completamente calva, capelli rasatissimi, nuca scoperta. Non mi dispiacevo affatto. Ero proprio carina. Curando sempre tanto i miei capelli, non guardavo mai il mio viso. Ho lineamenti piuttosto regolari, e il nuovo taglio metteva in luce il mio sorriso, i miei denti perfetti. Potevo vedere anche le mie orecchie, piccole e aggraziate e il naso leggermente all’insù. Insomma, ero bella. Non una bellezza mozzafiato, certo. Ero un tipo, ecco. Carina quanto bastava per colpire qualcuno che si fosse fermato a guardarmi meglio. Ora toccava all’abbigliamento. Giubbotto di pelle nero, con spalline abbastanza alte da farmi sembrare davvero quasi un uomo, una maglietta nera aderente con su una collana di finto argento che scendeva fino al petto e pantaloni in pelle. Mancava solo un tatuaggio. Anche questa, allora, era una specie di trasgressione. Oggi ti guardi in giro e sono tutti tatuati. Un tempo lo erano solo i camionisti e i carcerati. Quindi scelsi con cura un negozio di tatoo. Sfogliai il catalogo con emozione. : “Eccolo”, pensai, : “ll mio simbolo:” . Un’aquila con ali spiegate che avrebbe coperto la mia nuca. Che dolore provai, ogni puntura rischiavo di dirgli di smettere ma ero più forte io. Alla fine fui soddisfatta. Il decorso post tatoo fu abbastanza complicato. Ma andò tutto bene. Ero un’altra, forse ero davvero io. Un giorno andai a trovare mio padre in officina. Quasi non mi riconobbe. : -Si può sapere cosa ti passa per la testa? Cos’è questa pagliacciata? Perché ti sei conciata così?- :-Papà non puoi capire. Dovevo farlo. Sono la sola donna a guidare un autocarro nella mia azienda. Mi guardavano storti con quei lunghi capelli e quell’abbigliamento da donnicciola spaurita. Dovevo cambiare per loro, ma soprattutto per me, col tempo capirai anche tu-. Mio padre era un uomo piuttosto all’antica. Tatuaggi, giubbotti di pelle, per lui erano qualcosa fuori dal mondo. Continuò a guardarmi accigliato. Il suo viso scuro  per la carnagione era contratto con le rughe ben messe in evidenza. Mi aveva permesso di essere camionista solo perché avevo già il mio bel diploma magistrale in tasca. Aveva altri desideri per me, gli sarebbe piaciuto che facessi la maestra, magari, sarei stata amata e rispettata, pensava. :- No, non capisco. E non credo che lo capirò mai. Ma è la tua vita, sei libera di farne quello che vuoi-. Era arrabbiato, deluso da me. Ma non potevo farci nulla. La mia strada era ormai segnata. Sarei andata fino in fondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...