Io e la mia paura

La paura è simile a un cappio al collo. Ti stringe lentamente fino quasi a soffocarti. E’ come un senso di vertigine, di precario equilibrio, come camminare costantemente su sabbie mobili, cercando di aggrapparsi a ogni appiglio possibile per non sprofondare.

Tu cerchi di scappare, lontano, di non farti raggiungere da questa sensazione di tremenda ansia, ma non ce la fai, è come se fossi sua prigioniera, come se una gabbia dorata non ti permettesse di uscirne fuori.

Il respiro si accellera, l’affanno sale e tu sei lì, immobile, ferma come una statua, le gambe pesanti, il fiato corto

Io ci vivo ogni istante in questa gabbia. Ogni istante cerco di farmi forza e venirne fuori, ogni istante mi pesa più del precedente. E io ho tutto. Non mi manca niente. Una famiglia meravigliosa, un compagno che mi ama, magari mi manca un pochino di salute, ma grazie a Dio la mia malattia è gestibile, non mi pesa più di tanto, se non in giornate calde come quelle precedenti.

Questa sono io, i miei limiti li metto in piazza, li guardo in faccia, mi fanno paura. Io sarei molto meglio di così. Se solo lo volessi. Se solo le mie gambe riprendessero a camminare da sole, anche in mezzo a spazi immensi, anche per attraversare una strada.

Il mio percorso lo vedo tortuoso, pieno di insidie ancora…ma sono consapevole di potercela fare. Ne ho le possibilità. Devo solo crederci.

 

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