La cantastorie

L’anziana donna procedeva a piccoli passi. Una forza invisibile spingeva in avanti  ogni suo movimento. Curva su se stessa avanzava lentamente. Si aggrappava al  bastone. Lo  stringeva forte  come fosse il suo ultimo appiglio. Il viso rugoso era simile a una maschera, una di quelle che da bambini fanno paura. Sorrideva sdentata a chi le si rivolgeva anche solo per un saluto. Ma, se ti fermavi anche solo un secondo a osservarla, notavi subito qualcosa di strano. La donna parlava da sola. Con se stessa, o con i suoi fantasmi. Me lo chiedevo ma non riuscivo a darmi una risposta. Discorreva amabilmente o, a volte, arrabbiandosi, come se ci fosse davvero qualcuno ad ascoltarla.  Si era creata un mondo tutto suo , quella signora, per sopravvivere alla solitudine probabilmente. Da bambina mi sedevo sulle sue ginocchia per ascoltare le sue storie.  Era circondata da tanti piccoli uditori, assorti, incantati. Le sue storie non erano sempre allegre. Parlava di guerre, di povertà, di lavoro nei campi. Ma tutti erano rapiti dal modo in cui le esponeva. Ora, probabilmente, le raccontava alla sua mente fragile e delicata. Avrebbe bisogno di una carezza, pensavo mentre continuavo a guardarla. E fu quello che feci. Mi avvicinai e le diedi una dolce carezza, sorridendo. Il suo grazie sdentato  scalda ancora il mio cuore nelle notti di solitudine.

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2 pensieri su “La cantastorie

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