Casa di vita

È una casa di riposo non comune. Bella come un albergo a cinque stelle. Ampi spazi la circondano, tutti a piano terra, per permettere agli anziani una comoda passeggiata coi girelli o sulle loro gambe malferme. Gli interni sono luminosi, la luce circonda la hall, lì dove la maggioranza degli ospiti ama trascorrere le giornate, perché da lì vedono passare la vita. Sono tutte persone un pó avanti negli anni e quasi tutti con dei problemi. Ognuno di loro, però, è indispensabile per questo luogo, då un tocco di allegria o anche di mestizia. Chi è qui consapevolmente ci sta bene, ha degli amici e trascorre serenamente le proprie giornate. Altri, invece, non si rassegnano alla loro presenza in questo posto e, quando la mente inizia a non ragionare più, chiedono di andare via, nonostante le cure e l’amore che vengono loro donati ogni giorno. I nostri anziani sono così; tutti particolari ma dolcissime anime in cerca di un sorriso o di una stretta di mano o di un affettuoso abbraccio. Ho iniziato a lavorare qui non sapendo che non è un lavoro come gli altri. Che sono persone che hanno bisogno di tanto amore, per concludere il loro cammino terreno nel migliore dei modi. E sono loro a darti tanto. Se gli concedi un pezzo del tuo cuore.

La cantastorie

L’anziana donna procedeva a piccoli passi. Una forza invisibile spingeva in avanti  ogni suo movimento. Curva su se stessa avanzava lentamente. Si aggrappava al  bastone. Lo  stringeva forte  come fosse il suo ultimo appiglio. Il viso rugoso era simile a una maschera, una di quelle che da bambini fanno paura. Sorrideva sdentata a chi le si rivolgeva anche solo per un saluto. Ma, se ti fermavi anche solo un secondo a osservarla, notavi subito qualcosa di strano. La donna parlava da sola. Con se stessa, o con i suoi fantasmi. Me lo chiedevo ma non riuscivo a darmi una risposta. Discorreva amabilmente o, a volte, arrabbiandosi, come se ci fosse davvero qualcuno ad ascoltarla.  Si era creata un mondo tutto suo , quella signora, per sopravvivere alla solitudine probabilmente. Da bambina mi sedevo sulle sue ginocchia per ascoltare le sue storie.  Era circondata da tanti piccoli uditori, assorti, incantati. Le sue storie non erano sempre allegre. Parlava di guerre, di povertà, di lavoro nei campi. Ma tutti erano rapiti dal modo in cui le esponeva. Ora, probabilmente, le raccontava alla sua mente fragile e delicata. Avrebbe bisogno di una carezza, pensavo mentre continuavo a guardarla. E fu quello che feci. Mi avvicinai e le diedi una dolce carezza, sorridendo. Il suo grazie sdentato  scalda ancora il mio cuore nelle notti di solitudine.

Lettura e vita

Leggere aiuta a vedere ogni situazione sotto un’altra prospettiva. Ti poni domande che, altrimenti, non verrebbero mai in mente. Ogni libro ha in sè una parte di te. Questo fa di un romanzo, o di un saggio, un viaggio incredibile. Oggi, mentre leggevo Stoner, mi capitano delle righe che mi portano irrimediabilmente a pensare. Stoner, una vita normale, un’insegnante, che ha vissuto immergendosi totalmente nel suo lavoro e nei libri, si chiede se la sua vita sia stata degna, degna di essere vissuta. Io gli avrei risposto di si. Ogni vita è speciale, unica. Non dobbiamo essere per forza degli eroi; siamo noi ed è questo che conta. Ognuno di noi è un unità irripetibile. Dovremmo pensarci quando ci sfiorano simili pensieri. Anche a me son venuti, e me ne sono preoccupata. Li ho allontanati da me immediatamente.  La vita è una. Viviamola. Anche coi nostri limiti. Con le nostre paure. Le mie sono tante, forse troppe. Le accetto e ci convivo. Continuo ad andare avanti, giorno dopo giorno. Vivo.

Il bello e brutto di me

Con ali di piume sorvolo il cielo azzurro e luminoso. Osservo il mondo dall’alto. Una prospettiva diversa me lo fa vedere come non lo avevo visto mai. Prati verdi e montagne innevate. Mare incontaminato. Boschi come nelle favole. Sarebbe bello vivere in un mondo così. Non avere mai un dolore o un affanno per goderselo. Ma si sa, la vita reale è fatta anche di sofferenza. Di momenti non sempre felici. E allora il mondo intorno ci appare più triste di quello che è. Io ammetto di essere una persona non facile. Ho spesso momenti di crisi, dolori vari e problemi. Però so anche vedere quello che c’è oltre la semplice apparenza. Forse è questo il mio talento. Andare oltre. E vedere il bello anche nel brutto. 

Amore e ricordi

Si torna tra le pagine, desiderando ancora quegli abbracci. Si torna a sognare a occhi aperti, dopo aver vissuto giorni d’amore.  Si torna a desiderare ancora di avere lui accanto, dopo che le sue mani intorno alle mie mi hanno fatto sentire speciale.

Si scrive per ricordare: ricordare il pomeriggio attaccati a fare l’amore, in un letto morbido e comodissimo. Poi il capodanno, con la pioggerella leggera che ha bagnato quella sera e i petardi che si alternavano alle gocce. Poi altri giorni, film insieme, abbracciati, con baci delicati e dolci. Passeggiate tra le luci natalizie, magiche e bellissime. 

I ricordi diventano altri pezzi del puzzle che stiamo costruendo insieme. Il puzzle della nostra vita, una vita che viviamo ancora troppo lontani ma vicini nel cuore ogni giorno.